martedì 27 dicembre 2011

BASSNAZZ – MODENA STAZIONE DI MODENA (1995)


Che abbiano fatto due split con i Lomas lo sanno tutti, ma di solito sono evitati. L’album si apre con il pezzo punk Crisi nervosa: “ mi fai proprio schifo mi fai proprio schifo”.  E poi via con le schitarrate americane molto grunge. Le canzoni stanno tutte (tranne Amusement) sotto i tre minuti. Perché i Bassnazz sono punk, ma distorgono come i Nirvana (senti la fine della traccia cinque). Scrivono con i trucchi dei Breeders (FGZ inc), urlano spesso come in Mellon Collie (Sundance) e una medicina andata storta in bocca. Inglese, l’italiano quando serve: la nostra lingua è tagliente: “c’è qualcosa che volevo dirti sai / che il mio cuore prima o poi si spezzerà”. La chitarra veloce a caso, la batteria si sta spaccando. Gli ultimi Pixies in Black Jesus: sono americani, psichedelici, sono in garage. Holiday, 1059, Ufo attack. C’è anche un pezzo skacore alla fine, è Never alone, e i doverosi tributi alle muse: Breeders e Kim Deal. Poi ecco, riparte la prima.

sabato 22 ottobre 2011

Ed - Lights ON, lights OUT


Ci sono giorni in cui uno si sveglia e ha voglia di ascoltare qualcosa come Ed. In macchina mentre uno ritorna dal lavoro o da una serata con gli amici ed è notte tarda avrebbe voglia di ascoltare canzoni come quelle di Ed. Quando lavo i piatti e quando mi faccio da mangiare da solo vorrei ascoltare Ed.
Perché? Ci si aspetta sempre un "perché" da una recensione, ci si aspetta un procedimento scientifico in cui vengono spiegate almeno le influenze (Beatles, Elliott Smith, e io ci sento anche gli Smashing acustici ma mi sbaglio sicuramente). Ci si aspetta di leggere che l'ep si intitola Lights ON, lights OUT, che è prodotto niente popo di meno che da Beatrice Antolini, che il secondo pezzo è scritto da quel geniaccio di 7i (Setti).
Ma il perché è tutto personale in questo caso, sono motivazioni intime, private perché Ed fa così quando suona. Riesce a toccare un punto della tua anima...anzi no, lo voglio dire apertamente, riesce a toccare un punto del tuo cuore di cui quasi ti vergogni. Ti vergogni di essere cullato come un bambino da Down the shades, di provare un senso di dolcezza semplice mentre ascolti Your Symphony.
Insomma è una questione di cuore. Quindi non ci sono voti, recensioni né influenze o produzioni. Ed è solo una questione di cuore. Tanto vale ascoltarlo direttamente (qui).

lunedì 22 agosto 2011

Peyota


Il nome del gruppo imanda quasi immediatamente ad esperienze desertiche nelle grandi pianure del continente americano ma fin dal primo ascolto ci si accorge di essere di fronte qualcosa che poco ha a che fare con, ad esempio, lunghe jam psichedeliche (anche se i Peyota non disdegnano atmosfere stoner). È necessario invece spostarsi, più a nord, nell' estremo nord-ovest degli Stati Uniti, più precisamente a Seattle. I tre brani prendono le mosse infatti dal grunge dei Pearl Jam, quel suono che ha trovato poi varie dimensioni nel corso degli anni novanta fino ai giorni nostri. La declinazione che ne danno i Peyota è in lingua italica, influenzata nei testi da Verdena e nel cantato dai Timoria di Renga. “Cavalcate” a suon di potenti riff e ritmiche che inchiodano sono gli elementi che caratterizzano poi le sonorità del gruppo. Quello che colpisce è infatti la compattezza del suono che il trio propone; le radici dei Peyota affondano insomma nella solida terra. Mi torna alla mente la copertina di quell' album degli Staind con un albero e una tempesta sullo sfondo. Il rock dei Peyota mi ricorda precisamente quell' albero: pronto alla tempesta e alle peggiori intemperie, pronto a piegarsi “contro vento” , ma il giorno dopo, quando tutto si è calmato, ancora lì.


1-Indigena

2-Caos

3-Contro vento


www.myspace.com/peyota03



mercoledì 22 giugno 2011

Musica nelle Valli 2011: intervista a Tiziano Sgarbi



"Tri quèi a vol la tèra: un bon cuntaden, dla bona smensa e na bona stagion" (D. Bellodi "Proverbi detti filastrocche poesie ed altro in dialetto mirandolese, Pivetti, Mirandola, 2005)

Di tre elementi necessita la terra: un buon contadino, della buona semente e una buona stagione.

Il contadino in questione è Tiziano Sgarbi (Bob Corn) e la "buona semente" sono la miriadi di contatti che ha curato personalmente tra l' San Martino Spino e il resto del mondo. La buona stagione è quella intercorsa alla fine di maggio di quest' anno e che ha permesso la realizzazione di Musica nelle Valli 2011.






Foto di Giuseppe Merella

mercoledì 8 giugno 2011

LACE UP - DIVIETO DI SOSTA (2004)

Primo lavoro della punk core band iperattiva sui palchi modenesi negli ultimi anni. Quattro pezzi veloci e teenage che subito viene da pensare alle esperienze punk rock italiane di fine anni novanta, Derozer e Moravagine su tutti. E poi un amore sfegatato per i Ramones e per le chitarre aperte: i Lace up ne usano due, grattugiano e aprono Nofx. Molta melodia e tanta ironia in questo primissimo disco a bassa fedeltà, spunti ska à la peter punk e tirate hardcore californiane. Ci sono i pezzi che più si avvicinano ai concerti della band: in attesa del loro prossimo imminente ep.

lunedì 2 maggio 2011

Concerto dei Lomas (22-04-2011) su youtube

Su Youtube circolano i video del concerto dei Lomas all'Off (22/04/2011), una novità dato che sul tubo non c'erano ancora stati. Ecco i video di GiantSquid Tv.



domenica 1 maggio 2011

Te Suoni Male! + Bankshot: puntata in download


Il 20 aprile nello studio di Radio Antenna Uno siamo stati ospitati nella trasmissione "Bankshot" di Giorgio Casali. Abbiamo trasmesso due ore di buona musica di Modena e per chi lo volesse, abbiamo messo la puntata in download.

Scarica la puntata

venerdì 1 aprile 2011

Kill Jesus Kill - Kill Jesus Kill (2009 e 2010)



"Gesù, uccidili tutti, se ci sei"
Probabilmente è ciò che pensava Giuda quando si è visto arrivare il re dei re. Avrà detto finalmente si fa rotolare qualche testa, si prendono in mano gli strumenti e facciamo un po' di musica alla Manowar. Facciamo vedere a questi romanacci di che pasta siamo fatti. Ma tutte quelle parole di amore e perdono hanno sì rivoluzionato la storia dell'uomo ma hanno anche ritardato la venuta del rock. Ecco perché Giuda ha tradito, ecco perché dopo i New Home Automatika nascono i Kill Jesus Kill.
"Bisogna cambiare, iniziare da un presupposto giusto che spiani la strada al futuro - scrivono sul loro sito - quanta bruttezza nel nostro mondo, quanta merda spacciata per arte e quante bugie spacciate per politica e cultura...quante brutte persone che infestano questo nostro bellissimo
pianeta. E allora...Gesù uccidili tutti"
Il concetto è molto chiaro, si "parla" (se ci fosse anche un cantante) dello schifo contemporaneo, della fine dell'occidente, della società falsa in cui viviamo.
Ma ancora più chiaro è il concetto musicale dei due EP prodotti: Kill Jesus Kill (2009) e Kill Jesus Kill (2010, sì, i titoli sono uguali!) un duo chitarra-batteria che fa rock. Mi ricorda un po' il primo ascolto di Songs for the deaf o dei poveri e soprasottovalutati Audioslave. Si tratta del rock nella sua accezione più comune. Violenza, attenta maniera compositiva, sequenze di note pentatoniche molto "hard" alla Led Zeppelin mediate da decenni di grunge, hardrock, metal e altri derivati. Il punto di forza è che si intuisce anche solo dalle registrazioni che si trovano in internet che sono un duo affiatato.
Mi sembra di sentire i loro discorsi in sala prove mentre si dicono "Qui io faccio questa cosa e tu fai quella". Il risultato è una buona apocalisse, non che abbiano ucciso proprio tutti ma una bella strage la fanno. Ammazzali! Ammazzali!

sabato 12 marzo 2011

Sighi, il Vendicatore Calvo

Dopo l'esperienza dei Vina3 (o The Gift), Sighi si è lanciato in un progetto solista, il Vendicatore Calvo. Davanti alla telecamerina di Te Suoni Male e alle domande di Giulio, ci spiega di che si tratta.

Il Vendicatore Calvo (aka Sighi) from Te Suoni Male on Vimeo.

venerdì 11 febbraio 2011

Bob Corn - The Watermelon Dream (Fool Tribe - 2011)



Un concerto di Bob Corn in Olanda



Quando chiudo gli occhi e ascolto Tizio (Bob Corn) lo immagino nel giardino di casa sua, a San Martino Spino, al confine della provincia. Lo immagino con la sua chitarra acustica sul prato, vicino a un pioppo cipressino, lungo un canale. Quando ascolto Tizio vedo la campagna più inoltrata e sperduta della bassa modenese, dove "modenese" non significa già più nulla. Lo immagino pizzicare le corde piano piano, mentre gli abitanti del paese che passano in bicicletta lo guardano un po' male, come si guardano gli artisti pazzi.
Ma Tizio non è pazzo, ha solamente deciso di fare musica al confine del "mondo", ha solo deciso di non usare internet per collegarsi al resto del pianeta, ha solo deciso di dedicarsi alla sua musica e alla sua Fool Tribe con il semplice ausilio della sua amicizia, con le relazioni personali, con la parola detta piuttosto che quella digitata: "preferisco spendere 50 euro in benzina piuttosto che in pubblicità" disse in un'intervista.

Ora che ci penso meglio questo disco va ben oltre alla semplice campagna della bassa. Ora che ci penso bene per Bob Corn questa terra è solo un punto di partenza e un punto di ritorno, in mezzo ci sono lunghi viaggi in giro per il mondo. Forse questo, più che essere un disco della bassa è un disco che appartiene al moto altalenante dei treni.

La segreta ricetta del disco è: musiche dolci, silenziose, piccole, da appoggiare sul comodino, cantate sottovoce per non svegliare nessuno. La formula è un po' simile a quella degli altri dischi precedenti e questo mi conforta: almeno su qualcuno posso sempre contare. Ogni disco sembra la prosecuzione di quello precedente anche se The watermelon dream sembra un piccolo (e voluto) passo indietro rispetto a We don't need the outside, così vario e così "elaborato".

Non vedo l'ora di andare a vederlo dal vivo, chiudere gli occhi mentre li chiude lui, entrare dentro al suo mondo come ci entra lui, avere i suoi tic musicali, cadere in quella specie di trance in cui cade lui, in cui musica, ritmo, parole, atmosfera parlano la stessa lingua, dicono tutte la stessa cosa e alla testa non rimane che annuire ritmicamente. Su e giù, di qua e di là. E noi facciamo "shhh" per cercare di capire cosa sta sussurrando.


01 You the rainbow
02 Lost and found
03 August rains rhymes
04 Breathless song
05 Love turn around (don't look back)
06 Just the garden
07 Call me my name

mercoledì 9 febbraio 2011

Siamo sul sito de La Stampa!


"Lo strano caso Dino Fumeretto" è il titolo dell'articolo di Andrea Scanza di lastampa.it
Verso la fine dell'articolo è citato anche Te Suoni Male! come esempio di blog "esegeta" che difende il buon Billoni e il suo tragico sarcasmo. Grazie Andrea Scanzi e grazie a Pelo per la segnalazione!

giovedì 3 febbraio 2011

Kheyre - Pecore nere (2009)

Questa recensione è stata scritta per MUMBLE:, il giovane mensile modenese letto un po' in tutta la regione.

È la giusta punizione che riceviamo per colpa dei nostri avi. Poveri illusi! Come hanno potuto pensare di detronare Dio con una stupidissima torre? Di là il Signore, irato, confuse i nostri generi musicali che un tempo erano uno e ora sono mille. È colpa loro se oggi siamo arrivati all’abominio del crunk o della goa. Ma è forse grazie a quel truffatore di un prometeo biblico che oggi ci possiamo ascoltare Kheyre. Se devo essere sincero, in passato non l’avevo mai ascoltato attentamente, pensavo fosse un po’ troppo simile alle atmosfere di Capossela. Un po’ come quando mi spacciarono per rivelazione i Cappello a cilindro. Ma dopo il crollo della sua Babele, avvenuto nel 2009, il cantautore fece uscire un disco che mi stupì e non poco: “Pecore nere”. Qui Kheyre esce finalmente dal piccolo bar di provincia che lo teneva prigioniero e decide di perdersi per le vie del mondo. La totale mancanza di coerenza musicale tra un pezzo e l’altro di “Pecore nere” è in definitiva la grande coerenza del disco e il suo punto di forza maggiore. Inutile sarebbe fare l’elenco dei generi musicali toccati durante il disco: crossover alla RATM, rap, cadenze reggae, campionamenti elettronici, atmosfere cantautoriali, passaggi new age lennoniani e non so cos’altro. I personaggi descritti in questo disco sono tutte pecore nere, ultime ruote del carro, bastardi incastrati in un polistilismo inevitabile del XXI secolo.
Non proprio come gli esemplari che ci circondano, pecorelle bianche pronte a farsi tosare. Per tutti noi sarebbe davvero ora di salire su quella “Macchina sotterranea” cantata da K, sarebbe ora di farci accompagnare sotto la città dove non si vede la superficie patinata delle cose ma solo le radici. O se preferite dovremmo andare con lui su in soffitta tra i gesùbambini, i botti di capodanno e le pantegane. Insomma Kheyre, portaci dove ti pare, basta che sia nel mondo, lontano dalla provincia, lontano almeno quanto lo è il tuo disco.

01 Maledetti
02 La macchina sotterranea
03 La soffitta
04 IL pozzo delle chiocciole
05 Cane randagio
06 Nel buio sotto le luci
07 Calde pietre
08 Lamenti di pecore nere
09 Pecore nere
10 La selvaggia
11 Fuoco
12 Mamma è un brutto mondo

martedì 1 febbraio 2011

Sara Greg - Demo (2010)



Ambient Kraftwerk Kraut Industrial eccetera eccetera. Non è che abbia proprio le competenze necessarie per parlare di musica elettronica. Tantomeno di sperimentazioni all’interno della musica elettronica. Il disco dei Sara Greg merita parole, ma le parole in questo caso sono anche pseudo-autobiografia. Iniziamo. Ho ascoltato il Demo lo stesso giorno in cui ascoltai per la prima volta Low di David Bowie: fine settanta, Berlino. Sarà che si fa presto ad impressionarsi, saranno i synth atmosferizzati alla Brian Eno, sarà che so che la band a Berlino c’è stata: ZenZero mi ha portato subito in quel mondo. Le solite coincidenze. Sia chiaro: nei Sara Greg non c’è la chitarra di Ricky Gardiner, non ci sono i riff curatissimi di quel disco, tantomeno gli arrangiamenti. Sto parlando di odori e di colori, di quelle atmosfere cupe e decadenti assieme che vengono così, non per scelta. C’è l’Inghilterra dei Radiohead in Clouds in, pezzo abbondantemente sotto i due minuti come altri nel disco: Errore, toccata e fuga; Bagno, la vasca con le bolle di sapone; È ora, che ritorna alle ombre di Low. E poi Animale, un altro pezzo strumentale, i tamburi e il rullante dubbeggiante che portano dritto ai Primal Scream di Trainspotting: uno di quei momenti di lucidità che arrivano per forza quando la notte brava sta passando.
Da Berlino all’America a Pj Harvey, altra fonte di ispirazione certa del gruppo: insieme alla cover di C’mon Billy, Trauma demons è il brano più in questo senso, ed è anche uno dei pochi cantati. Ma cosa sono questi demoni del trauma? Ce lo dice uno dei pezzi forti del disco, Ypno, appena i sintetizzatori sembrano calmarsi: “creature che di giorno non vedo, incrociano la mia strada e diffondono la loro energia, buona o cattiva, senza avermelo chiesto”. Siamo ipnotizzati, siamo davanti al dottore. E i demoni creano buchi nella nostra memoria “attivando energie che alimentiamo con le nostre paure. E crescono e crescono”. Esplorazioni nelle stanze della mente: come quando si entra nella testa di un Alchimista e i tasti dello xilofono sono gocce che cascano nelle fiale, sono miscugli e pozioni e si vede una luce nella stanza: l’esperimento è andato bene.

Info qui: http://www.myspace.com/saragreg

Tracklist
1. ZenZero
2. Il prete
3. Il canale
4. Alchimista
5. Animale
6. Spiccioli
7. Bagno
8. Clouds in
9. Ypno
10. C’mon Billy
11. Trauma demons
12. Errore
13. E’ ora
14. Stagione2
15. Human

giovedì 20 gennaio 2011

Omid Jazi è il quarto dei Verdena

What note should I play? courtesyOfJuliaanHondius
La notizia si sta già diffondendo a macchia d'olio. Già dai tempi dei Water in Face si sapeva di una sorta di amicizia o comunque di contatto tra i due gruppi, ma ora se ne ha la conferma. Dopo il successo del waterbatterista Nevruz Joku (a febbraio dovrebbe tra l'altro partire il suo tour), anche il cantante-chitarrista Omid Jazi, autore di tre splendidi EP con i Supravisitor, è pronto a salire sui migliori palchi d'Italia come quarto Verdena. La cosa ci sorprende, fa un po' strano immaginarselo nella henhouse a provare le canzoni dell'ultimo disco WOW, ma di certo se lo merita come pochi. Staremo a vedere e a sentire.

domenica 2 gennaio 2011

"Modena stazione di Modena..." la colonna sonora del film di Daniele Malavolta




Travagliata la storia del film e della sua distribuzione. Ma è bastato un trailer su youtube per far mettere alla ricerca del dvd un buon numero di modenesi attratti dalla voce sguaiata di Freak Antoni e dal titolo emblematico "Modena stazione di Modena per Carpi Suzzara Mantova si cambia". Questo film indipendente è scritto e girato da Daniele Malavolta, un giovane cineasta nostrano. Sembrava impossibile, ma grazie a lui ora esiste un film nella cui colonna sonora compaiono gli Skiantos, i Lomas, la Paolino Paperino Band e altri gruppi come Odorama, Sungria e i mitici Viulan.

"Ventilatore" - Lomas
"Frammenti" - Lorenzo Marinelli
"Kinetic" - Martin King
"Jam the nightclub" - Aaron Wheeler
"Sliding thru" - Guy Edward Fletcher
"Astronave" - Tempo de Mal
"Giù nel fondo" - Sungria
"Prima apparizione" Luigi Saccà
"Spirit of 77" - Toby Bricheno/Jan Cyrka
"Offramp" - Christian Henson
"Gelati" - Skiantos
"The time machine" - Odorama
"Fire and ice" - Richard Cottle
"Seconda apparizione" - Luigi Saccà
"Cascina" - Luigi Saccà
"Favola" - I Viulan
"Discobeat" - Michelangelo Visconti
"Tafferugli" - Paolino Paperino Band
""Criminal" - Sungria
"Smooth accelerator" - Rupert Gregson-Williams
"Sad Jack"- Noah Lifschey
"Confini" - Fata
"First fusion" - Michelangelo Visconti
"Jazz crew" - Mike Farmer
"Festa" - Luigi Saccà
"Finale" - Luigi Saccà
"Perché la notte mi inviti a casa tua e poi mi fai dormire sul sofà" - Skiantos

Francis Petra - Voglio ergermi (2007)


È un ambiente virtuale
Dove le persone sono divise da poco

Paranoia lieve è un gioco

Un luogo che non dovrebbe esistere

Venite a visitarlo, è un po’ fuori mano

Fuori dalle rotte solite

Divertimento oh yeah

Il mondo è piccolo. È un pugno di campi coltivati a grano e puntellato di edifici prefabbricati per l’industria biomedicale. Modena è straniera, Mantova è straniera, Finale è il confine del mondo, Bologna è una metropoli lontana quanto l’America. Questo mondo è ricoperto di nebbia durante l’inverno e di afa durante l’estate. In ogni modo è l’umidità a regnare in ogni stagione. Chi viene da fuori, chi è forestiero non può sapere cosa vuol dire ritrovarsi in una notte invernale su una strada immersa nella nebbia, quella nebbia che non ti permette di vedere cosa c’è a tre passi dal tuo naso. Ti giri e c’è ancora nebbia. Ti fermi ad ascoltare e ti accorgi per la prima volta che il nulla ha un suono, il suono impercettibile della goccioline umide che si posano sull’asfalto e sulle foglie degli alberi. Un forestiero non può capire che quel grigiore acqueo è un abbraccio materno. Quello è lo stesso fumo che usciva dalla fanghiglia che secoli fa copriva questo mondo che i barbari chiamavano meerland. Non è solo nebbia, è una storia di grigiore e clausura. È la storia di una palude che è diventata campo coltivato, di un campo che ha eretto fabbriche, di una civiltà contadina che si è terziarizzata, che si è alienata e autoreclusa nuovamente nella sua terra dalla quale non esce e non uscirà mai. A volte i ragazzi si sanno adattare e accettano le condizioni di questo piccolo mondo chiudendosi in un pub legnoso il sabato sera. Altri, a volte, salgono sull’argine di notte e accendono un fuoco, forse cantano con la chitarra o bevono. “Attorno ad un fuoco / il nostro dolore / viene scacciato /anche solo per poco”. Qualcuno pensa che vorrebbe andarsene da quel posto se non lo amasse così tanto. Pensa che ne avrebbe il diritto, il diritto di riscattarsi, di ergersi là in alto dove la nebbia non c’è più. I Francis Petra vengono da quel mondo e “Voglio ergermi” è il titolo che unisce la loro musica in un unico pensiero. Le canzoni sono umide e grigie anche se sognano di essere colorate come farfalle e girasoli ma non lo possono essere. Sono destinate ad essere solo echi di voci, accordi di chitarra suonati la notte tardi con i polpastrelli che sfiorano appena le corde per non farsi sentire. Sono destinate ad essere una voce in tono retto, il tono dei CCCP e delle anziane che recitano quelle lunghe poesie in latino che sono odi alla Madonna. La rabbia prende il sopravvento raramente e quando accade avviene qualcosa di simile al furore dei primi Marlene. Ma lo sforzo è vano, la farfalla intravista era solo un sogno che “lascia una traccia indelebile dietro sé”. È stata solo un’illusione, una follia che ha prodotto “la più infelice delle idee”. E questo capita se sei di qui, se sei prigioniero di una terra che ami e che non puoi amare.

01 Intro
02 I passi del gigante (Vs. Sighi)

03 Un'occasione speciale

04 Farfalla (ft. Dario)

05 Girasole

06 Furore uterino

07 Voglio ergermi